




La mia ricerca si articola in cicli che indagano i processi di trasformazione, mettendo in relazione materia, tempo ed evoluzione.
Statement
La mia indagine si sviluppa attraverso la scultura, intesa come spazio di relazione tra materia, energia e percezione. Lavoro principalmente con marmo, pietra e legno, materiali che considero portatori di memoria e tensione, e che utilizzo per indagare forme essenziali e archetipiche, in equilibrio tra pieni e vuoti.
La mia ricerca si articola in tre fasi: Figurativo, A Nuova Vita e Cosmogonia. Quest’ultima si sviluppa in cicli di lavoro che indagano strutture universali come la spirale e l’uovo cosmico, per esplorare l’origine, il movimento e la trasformazione, cercando una connessione tra dimensione fisica e dimensione invisibile, tra forma e potenziale.
Il processo creativo nasce da un dialogo diretto con il materiale: la forma emerge per sottrazione, ascolto e adattamento. La materia non viene forzata, ma guidata, lasciando affiorare tensioni e silenzi che definiscono l’opera.
In questo senso, il mio obiettivo è trasformare la scultura in un dispositivo per immaginare altre dimensioni dell’esperienza e rimettere in tensione il rapporto tra materia e spiritualità.
1999-2000 Mostre in vari eventi culturali in Irpinia
2001 Mostra personale “Palazzo Caracciolo” (sede Provinciale) Avellino
2002 Mostra personale “Basilica Paleocristiana” Prata di Principato Ultra “Avellino
2003 Collaborazione internazionale “I colori del mondo dell’arte giovane” Palazzo Margutta, Via Margutta – Roma
2003 Collaborazione internazionale “Espressioni, i simboli dello sport” Teatro dei Servi, via del Tritone Roma
2003 Primo premio “Seconda Biennale Internazionale d’arte” Barletta
2003 Primo Premio “Stella Maris” Margherita di Savoia – Barletta
2003 Primo Premio “Cultura a confronto” Mostra Internazionale d’Arte, Castello Svevo di Trani, Pinacoteca sala Federico II Trani
2004 Mostre in varie gallerie di Roma “Notte Bianca a Roma”.
2004 Collaborazione internazionale “I Colori del mondo dell’arte giovane” Galleria Margutta Roma
2004 Collaborazione internazionale, Palazzo Margutta Roma
2004 Primo premio “Stella Maris” Margherita di Savoia Barletta
2004 “Neofigurativismo Anno Zero” Pinacoteca Provinciale Avellino
2004 Primo Premio “World Leader Sculptor 2004” Palazzo Ducale Andria
2004 Mostra personale “La materia nell’immaginario lirico-intimistico” Fori Imperiali, via Tor de’ Conti Roma
2004 Mostra personale “Palazzo Gonfalone” via Giulia Roma
2005 Mostra personale “Carcere Borbonico” Castel Baronia (Avellino)
2005 Scultura Contemporanea, Terza Edizione, Omaggio a Enzo Pagani “Generazioni a confronto” Museo Pagani Museo d’Arte Moderna di Castellanza (Varese)
2006 Tutti insieme-Tutti i colori onlus. Primo premio globale per il dialogo “Giovanni Paolo II il Grande” Teatro dell’Opera Roma
2006 “Arteambiente” Allestimento scultura fotovoltaica connessa in rete 03/08/2007 installazione di energia solare termica per l’arredo urbano, aereogeneratore di onde sinusoidali a bassa frequenza.
2007 Mostra estiva 11 giugno-19 agosto Royal Academy of Art Londra
2008 – Aprile 2008 Gemellaggio tra l’Atelier Petruzziello e il Museo Pagani di Castellanza Varese
2008 25/06/2008 Approvazione del Presidente della Repubblica Italiana, in merito alla Realizzazione del progetto “L’ENERGIA DELL’ARTE”
2008-2013 Periodo dedicato esclusivamente a progetti e modelli di sculture fotovoltaiche e soluzioni di Urban Design.
2024 Mostra personale “L’evoluzione della forma” Casa Grotta di Vico Solitario – Sassi di Matera
2025 Collettiva “Sweet deposition” Complesso monumentale Carcere Borbonico – Avellino
2026 Personale “L’evoluzione della forma” Complesso monumentale Sant’Anna dei Lombardi – Napoli (1 aprile / 31 maggio 2026)
Il richiamo all’antropos è sempre forte nella produzione scultorea di un artista. E la tradizione italiana ha sempre trasmesso attraverso i volumi della corporeità la forza di una vitalità prorompente e dinamica. Anche quando con Boccioni si è privilegiato il senso del moto attraverso richiami spaziali e l’espansione dell’energia insita nella materia, la figurazione resta ugualmente come nucleo da cui si dipartono le linee-forza che s’irradiano nello spazio dintorno.
E Carlo Petruzziello ha iniziato la sua attività portandosi dentro un bagaglio storico e artistico di prim’ordine, commisurando le sue capacità e le sue aspirazioni con la grande scultura, in un alternarsi di forme chiuse e forme aperte, di ombre e luci, di chiari scuri che diventano penombre, colore perfino. Ben presto, la modellazione che conserva l’impronta della mano dello scultore, il pollice che modella ha lasciato il posto alla modulazione, in un alternarsi di piani geometrici più astratti, più lontani dal verosimile, dal riferimento all’oggetto reale e concreto. L’opera è divenuta via via puro ritmo, e la materia ha conquistato sempre più importanza e determinazione. Perché la materia prima ha già potenzialmente in sé tutte le premesse per diventare opera d’arte: il marmo, liscio e brillante, è divenuto la palestra di forme che privilegiavano il continuum, la continuità di una spirale, ad esempio, di un movimento che entra ed esce nella e dalla materia senza posa, senza inizio e senza fine. La pietra calcarea, porosa, di per sé già colorata, diventa quasi una pelle di forme naturali e biologiche, in continua espansione e in perpetuo movimento.
Ma è la visione della volta stellata, del silenzio palpitante, della perfezione dell’universo ad aver condotto Petruzziello alla scelta di forme ancestrali, di simboli perenni e duraturi, che superano barriere geografiche e limiti di tempo.
Il corpo, da cui era iniziato il discorso artistico, lascia il posto allo spazio, di cui fa parte: la voglia di penetrare il mistero dell’essere totale si fa più deciso e prepotente. E la forma dell’uovo diventa l’archetipo di una condizione che oltrepassa la soglia del visibile, perché luogo di unità degli opposti, di perfetto equilibrio tra mille energie che attendono il momento di una rivelazione anche parziale nel tempo. Ed è l’artista, in un preciso momento della storia collettiva e personale, a realizzare questa epifania che conserva nelle forme della creazione – si pensi all’uovo cosmico e alle conchiglie – la forza del sacro da cui proviene.
Ma la voglia di superare la barriera del finito si realizza nelle spirali: forme senza inizio e senza fine, “il confine tra essere e non essere”.
Ma è l’anelito alla libertà assoluta ad aver creato aggirate resistenze, forme dalle soluzioni illimitate. “Sentirsi trasportato dal vento, giocare con le resistenze dei refoli d’aria diventa per l’artista la condizione primaria per sperimentare forme nuove, in eterna mutazione, imprendibili dunque. Anche qui, come in tante altre opere, la forma concava si alterna alla forma convessa, in un rapporto dinamico tra volume e spazio.
Il Volume entra ed esce nello e dallo spazio, e lo spazio s’incunea e s’aggira in modo morbido ma vibrante tra le forme. Si assiste a un’autogerminazione della materia che si espande all’esterno secondo canoni a noi sconosciuti: e qui la forma e il colore della materia diventano organismo vivente, mobilissimo e scattante verso soluzioni impreviste
Un prodigio, si direbbe. E, come tale, la concreta potenza di una forma che sfibra mente a cuore, che scatena l’immaginario individuale e collettivo. E nella visione, la certezza di realtà sconosciute, che l’arte appena accenna e indica. Stupore e Timore assieme, in un concitato turbinìo di passioni e di congetture che scardinano certezze e che rivendicano l’incommensurabile potenzialità della materia prima.
Luciana Schiroli
“Aggirate Resistenze” è l’ultima forma del Petruzziello dove la ricerca ossessiva dell’essenzialità ha trovato la sua più alta dimensione espressiva. E’ una forma che esprime il bisogno dell’artista di oltrepassare il concetto stesso di forma, una formula artistica che intende alleggerire la materia fino a farla diventare, quasi evanescente. Da un punto di vista strutturale non è altro che una realizzazione plastica del principio matematico “Nastro di Mobius”; in questa nuova forma la superficie interna diventa esterna e viceversa, in un’alternanza di volumi pieni e volumi vuoti che diventano contenitori di luce e suoni. Da queste opere traspare uno slancio vitale, un anelito di libertà alimentati da una straordinaria energia che è sempre presente nelle opere del Petruzziello e diventano la fonte principale d’ispirazione per le ultime forme “Aton” e “Geb”. Esse nascono da una torsione di 90 gradi e rappresentano la deformazione di una forma che, nel suo protendersi verso l’alto, si fonde con la forza magnetica del sole. Le opere, oltre ad avere un notevole valore artistico, svolgono anche una funzione di sostegno di pannelli fotovoltaici, facendo dell’impianto stesso una vera e propria opera d’arte che, non solo valorizza l’ambiente circostante, ma si fonde con esso; nelle due monumentali forme ad inseguimento solare, realizzate in acciaio, la natura si specchia creando dei giochi di luci e di ombre fortemente suggestivi. In questa opera il Petruzziello ha mirabilmente fuso la sua attività di ricerca e applicazioni di sistemi di energia pulita e il suo ingegno creativo, obbedendo al suo personale e originale intento di saldare tecnologia e arte, razionalità e visionarietà; l’artista ha finalmente realizzato il suo sogno inseguito da anni: dare movimento all’arte.
Romina Nardone
E’ un artista estroso, di grande talento, autodidatta; un artista dalle lunghe stagioni perché è una pianta sempreviva che si rinnova anno per anno . Voglio dire che la sua arte non si esaurisce in un solo momento creativo per dare spazio poi al mestiere o alla comodità fisica; il nostro percorre con la sua fantasia e la sua mano la scultura di millenni per attraversare il presente e proiettarsi nel futuro perché aperto a tutte le avventure della forma. E’ istintivo senz’altro, ma capace di invenzioni, atte a stupire perché frutto dell’esigenza che egli ha di tradurre le proprie idee e pietrificarle [ marmorizzarle in materiali nobili ].
C’è della musicalità nel suo lavoro e, mi chiedo, se non sarebbe diventato un ottimo musicista se nelle sue mani, anziché avere uno scalpello, avesse avuto un violino. Molte sue opere pur rivolgendosi all’antico, sono espressione autentica di un Modernismo che coinvolge e stupisce che è una sintesi plastica e scarna del pensiero classico.
Il Petruzziello si allinea tra gli artisti che contano e che interpretano il mito della forma, secondo una poetica strettamente personale. E poi, in tutte le sue opere, si assiste ad un “miracolo” ovvero quel rendere leggero, a volte impalpabile, il materiale più duro qual’ è la pietra irpina e il marmo. L’Uovo Cosmico” ti mette addosso un brivido e ti fa pensare ad una genesi mancata ma, comunque, alla presenza in terra di un seme venuto da lontano per fecondare la terra che rifiuta l’amplesso perché già diventata madre per via di un più luminoso seme.
Nelle sue “Spirali” è evidente che il Petruzziello rivisita ed amplifica la scultura futuristica partendo dal nucleo centrale di un oggetto per espanderlo verso l’infinito apparente ma soprattutto interiore; il materiale è al servizio non solo delle sue mani ma della sua stessa anima, e si aggroviglia, si fonde e si innalza per andare verso il sogno e lasciare che la poesia intervenga per completare le forme immaginarie; insomma v’è in tutta l’opera un’ invenzione dinamica che, proprio perché tale, si eternizza.
Molti esempi creativi sono prodotti essenziali di una concezione dell’arte immediata, senza la presunzione di essere immortale.
Nelle sue “Spirali” sembra che l’artista voglia penetrare nel cuore delle cose per esplorare le fibre nascoste ma solo per trovare un’armonia espressiva nuova. Il vuoto fa parte della scultura con un ruolo non inferiore ai volumi pieni.
E’ comunque evidente che più che il corpo, all’artista interessa l’anima dell’uomo e ne coglie, in molte sue opere, l’essenza vitale perché egli sa che essa è presente all’origine come pure a termine della vita; i suoi corpi sono liberati da tutte le ambiguità e la caducità del vivere terreno e diventano idoli indifferenti e liberi. Da queste sculture emana una magia impalpabile, difficile da definire, ma sempre così presente nelle composizioni del Petruzziello e che costituisce il fascino delle stesse.
Le opere del Petruzziello trasmettono forti emozioni interpretative, ti penetrano con il loro messaggio universale e ti posseggono in un misterioso amplesso: un matrimonio d’amore tra la forma ed il contenuto espressivo; una lettura mai superficiale ove il bagaglio culturale di chi osserva viene messo a nudo ed esposto all’incanto delle forme che erano già latenti nel profondo e che la realtà dell’artista fa scoprire.
Le opere del Petruzziello sono pezzi inesplorati della nostra esistenza terrena e divina che ci vengono mostrati senza alcun pudore e ci stupiscono; ci anima la voglia di possederle perché ogni opera è fonte della storia umana e dunque di ognuno di noi.
Luigi Orrico
Carlo Michele Petruzziello è nato a Londra nel 1965 da genitori italiani, emigrati dall’ Irpinia. Rientra in Italia all’età di 8 anni, e appena quindicenne inizia a lavorare come artigiano. Nel 1997 perde l’uso del braccio destro a causa dello strappamento del plesso brachiale con conseguenti dolori neuropatici in seguito ad un incidente di moto, era imprenditore edile e fu costretto a chiudere l’impresa.
Da questo momento per superare la terribile sofferenza psicofisica seguita al trauma, trova motivi di vita nello studio delle antiche civiltà, poi nella Geobiologia. Attraverso uno studio della Luna crea una sua numerologia per arrivare all’arte dove trova la sua dimensione. Costruisce una piramide di Cheope in mattoni scala 1:50 nel giardino di casa, scolpisce la porta in legno raffigurando simboli egizi, inizia un’incessante lavoro di scultura su vari tipi di materiali, fino a realizzare opere sempre più rappresentative. Nasce la prima fase di sculture Figurative dove cerca di raccontare la condizione umana, scolpisce prima legno, poi pietra, marmo, acciaio e ceramica, con le difficoltà di un autodidatta e il lento adattamento all’uso del braccio sinistro. Liberatosi dalla sofferenza nel raccontare la condizione umana nasce la Seconda Fase “A Nuova Vita”, si evolve nella ricerca di nuove forme studiando rapporti tra vuoti e pieni. Finalmente trova la sua dimensione durante uno studio dell’astrofisica e nasce la Terza Fase la “Cosmogonia” Racconta la sua visione delle forme, delle dimensioni dell’universo. Crea forme a soluzione infinite.
Nel 2006 studia soluzioni artistiche tecnologiche per promuovere l’uso di impianti a energia pulita realizzando le prime sculture fotovoltaiche connesse in rete, ricevendo la Viva approvazione del presidente della Repubblica allora Giorgio Napolitano.
Dal 2013, dopo numerose mostre e apprezzamenti della critica, si dedica per molti anni ad un nuovo e ancor più approfondito studio dei materiali e ad una personale ricerca artistica.
Carlo Petruzziello vive e lavora a Prata principato Ultra (AV)