
Descrizione dell’opera
“A Nuova Vita III” segna la chiusura di un ciclo e, allo stesso tempo, l’apertura verso l’ignoto. Dopo il distacco e la rinascita di A Nuova Vita I, e il radicamento e l’ascolto profondo in A Nuova Vita II, questa terza e ultima opera rappresenta un momento di sintesi, ma anche di superamento. Qui, l’artista non ha più bisogno di cercare: ha trovato.
La Forma raggiunge uno stato di piena autonomia. È essenziale ma completa, austera eppure vibrante. Ogni gesto scultoreo sembra necessario, inevitabile, come se fosse stato rivelato piuttosto che creato. Non c’è più lotta, non c’è più nemmeno osservazione: c’è pura presenza.
In A Nuova Vita III, la materia si fa quasi spirito. La pietra non appare più pesante, ma attraversata da una leggerezza nuova, come se stesse per dissolversi o trasformarsi. È il momento in cui la scultura si fa soglia: tra ciò che è visibile e ciò che non lo è, tra il tangibile e l’infinito.
La Cosmologia, qui, si compie. Non è più solo una ricerca sull’origine, ma una presa di coscienza della propria appartenenza a un ordine più grande, impersonale e sacro. L’io dell’artista si è ormai ritratto del tutto: resta soltanto il segno, la traccia viva di un passaggio interiore che non ha più bisogno di parole.
E così, A Nuova Vita III diventa una soglia silenziosa, un portale aperto verso un altrove che non si può nominare, ma solo intuire. È la scultura del ritorno, o forse dell’addio. Il punto in cui l’identità si dissolve nell’universo, e l’opera non è più né personale né umana, ma universale e necessaria.
Con questa terza tappa, il ciclo si chiude non con un punto fermo, ma con un’apertura: un invito a continuare il viaggio, non più nell’opera, ma
dentro di sé.