Figurativo — La prima fase del percorso artistico di Carlo Petruzziello
La fase Figurativo segna il cuore pulsante dell’inizio del viaggio artistico di Carlo Petruzziello, l’esordio di una ricerca che nasce da un profondo bisogno di indagine esistenziale e racconta, con forza e intensità, la condizione umana.
Dopo anni dedicati allo studio delle antiche civiltà e alla geobiologia, Petruzziello approda alla scultura con un approccio che unisce memoria, introspezione e materia. È in questo periodo che emergono le prime opere figurative, realizzate con materiali diversi — dal legno alla pietra, dal marmo all’acciaio e alla ceramica — attraverso cui l’artista esplora il corpo, la presenza e la sofferenza con una carica emotiva e narrativa autentica.
La scultura figurativa di Petruzziello non è semplice riproduzione del reale, ma un linguaggio della memoria e dell’esperienza. La figura umana diventa simbolo delle restrizioni interiori, un modo per rappresentare le ferite dell’anima e del corpo, la tensione tra costrizione e libertà. La materia è plasmata per dare voce a questa condizione: pesa, resiste, si incrina e si trasforma sotto lo scalpello dell’artista, in un dialogo profondo tra limite e desiderio di liberazione.
Un esempio emblematico di questa fase è l’opera “Transcrivendo”. Realizzata in marmo di Carrara, questa scultura nasce da un evento personale intensamente trasformativo: la ferita e la perdita dell’uso del braccio destro dell’artista diventano motore e simbolo di rinascita. L’arto invisibile che emerge nella forma non racconta solo un episodio biografico, ma riflette il bisogno universale di riscrivere il proprio destino, di superare le limitazioni imposte dalla realtà fisica e psicologica.
In queste opere figurative, il corpo diventa ponte tra l’esperienza personale e la condizione collettiva. Petruzziello usa la scultura come strumento di indagine, scavando nelle pieghe dell’essere e proponendo forme che parlano di fragilità, lotta, coscienza e aspirazione alla libertà. È un linguaggio visivo che invita lo spettatore a riflettere sulla propria condizione e sulle possibilità di trasformazione.
Figurativo — La prima fase del percorso artistico di Carlo Petruzziello
La fase Figurativo segna il cuore pulsante dell’inizio del viaggio artistico di Carlo Petruzziello, l’esordio di una ricerca che nasce da un profondo bisogno di indagine esistenziale e racconta, con forza e intensità, la condizione umana.
Dopo anni dedicati allo studio delle antiche civiltà e alla geobiologia, Petruzziello approda alla scultura con un approccio che unisce memoria, introspezione e materia. È in questo periodo che emergono le prime opere figurative, realizzate con materiali diversi — dal legno alla pietra, dal marmo all’acciaio e alla ceramica — attraverso cui l’artista esplora il corpo, la presenza e la sofferenza con una carica emotiva e narrativa autentica.
La scultura figurativa di Petruzziello non è semplice riproduzione del reale, ma un linguaggio della memoria e dell’esperienza. La figura umana diventa simbolo delle restrizioni interiori, un modo per rappresentare le ferite dell’anima e del corpo, la tensione tra costrizione e libertà. La materia è plasmata per dare voce a questa condizione: pesa, resiste, si incrina e si trasforma sotto lo scalpello dell’artista, in un dialogo profondo tra limite e desiderio di liberazione.
Un esempio emblematico di questa fase è l’opera “Transcrivendo”. Realizzata in marmo di Carrara, questa scultura nasce da un evento personale intensamente trasformativo: la ferita e la perdita dell’uso del braccio destro dell’artista diventano motore e simbolo di rinascita. L’arto invisibile che emerge nella forma non racconta solo un episodio biografico, ma riflette il bisogno universale di riscrivere il proprio destino, di superare le limitazioni imposte dalla realtà fisica e psicologica.
In queste opere figurative, il corpo diventa ponte tra l’esperienza personale e la condizione collettiva. Petruzziello usa la scultura come strumento di indagine, scavando nelle pieghe dell’essere e proponendo forme che parlano di fragilità, lotta, coscienza e aspirazione alla libertà. È un linguaggio visivo che invita lo spettatore a riflettere sulla propria condizione e sulle possibilità di trasformazione.





























